Diritti politici fra libertà e intimidazione: il caso bielorusso

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Con il termine “diritti politici” si intende l’insieme dei diritti che sono alla base di un sistema di governo rappresentativo, esempio fra tutti il diritto di voto, e, nel caso dell’eccezionalità occidentale, le oggi tanto citate democrazie liberali. Spesso si pensa che quando all’interno di un contesto statale, i diritti politici sono sempre garantiti e salvaguardati, questo purtroppo basta per distogliere l’attenzione da essi per concentrarsi su temi “più importanti”, non accorgendosi che questi sono alla base delle democrazie ma sono anche fragili e vanno costantemente protetti da spinte opposte. Un esempio eclatante per quanto riguarda la lotta ai diritti politici, è quanto sta avvenendo, da più di vent’anni, in Bielorussia dove al regime di Lukashenko si sono opposte diverse persone come ad esempio Svjatlana Cichanoŭskaja e Ales Bialiatski.

In che contesti avvengono le proteste per i diritti politici? Cosa vuol dire lottare per i diritti politici nel 2023? Quali sono gli strumenti con la quale questa lotta viene portata avanti? In questo articolo, cercheremo di capire il contesto in cui le proteste del 2020 si sono sviluppate dopo le elezioni presidenziali che hanno riconfermato la leadership di Lukashenko.

Quando si parla di attivismo per i diritti politici, si presuppone che questo avvenga in paesi dove la democrazia non è presente o dove non si è compiuta a pieno. L’attivismo, sempre più spesso, viene intaccato da apparati statali che subiscono pressioni da enti governativi, questo lo si è visto in innumerevoli contesti come ad esempio in Russia, in Cina e in Biellorussia. In riferimento alla Biellorussia, lo Stato è guidato dal dal 1994 dal Presidente Aljaksandr Lukashenko che sin dalla sua prima elezione ha attuato riforme e proposto referendum per limitare il potere del popolo e rafforzare il suo. Per esempio, nel corso degli anni ha fatto più volte eseguire arresti in blocco di ufficiali del governo che erano a suo dire corrotti e ha più volte fatto arrestare parlamentari a lui ostili che avrebbero potuto tramare contro di lui. La situazione in Bielorussia per quanto riguarda i diritti politici è ovviamente molto grave: nel solo dicembre 2022, sono state arrestate 18 persone accusate di cospirare contro lo Stato, e ad oggi vi sono più di 2000 persone in elenco di cittadini che, secondo il governo di Minsk, sarebbero state coinvolte in attività eversive. Infatti, sin da subito e proprio per contestare le politiche liberticide di Lukashenko, diversi oppositori politici hanno cominciato a protestare, ma la loro lotta non è stata facile.

Nel concreto, una persona che ha dedicato la sua vita alla lotta contro il regime autoritario di Lukashenko è Ales Bialiatski. Bialiatski per anni si è prima battuto in maniera attiva per contestare il regime sovietico e la sua violenza nei confronti degli oppositori politici. Negli anni Ottanta fu molto attivo politicamente in quanto contribuì alla creazione di un movimento Bielorussia per la democrazia antisovietico; sempre durante quegli anni, fondò un partito clandestino che aveva come obiettivo quello di far uscire dall’URSS la Bielorussia e di rendere il suo paese democratico.

Successivamente ha creato il Viasna Human Rights Centre, un’organizzazione non governativa che ha sede a Minsk che ha lo scopo di supportare finanziariamente i prigionieri politici per contestare la repressione che quotidianamente e da anni il governo di Lukashenko esegue nei confronti dei suoi oppositori politici. Il riconoscimento di quanto fatto per tutelare i diritti politici è avvenuto nel corso degli anni e ha avuto la sua nota di rilevanza nel 2022 quando a Bialiatski e due organizzazioni per la lotta delle libertà, una russa e l’altra ucraina, è stato dato il nobel per la pace. Tuttavia, le attività lodate da Stoccolma sono costate care all’attivista, che nel 2021 è stato accusato di evasione fiscale con una pena massima di 7 anni di reclusione e nel marzo 2023 condannato a 10 anni di carcere per “attività che violano gravemente l’ordine pubblico”.

Un punto di svolta per quanto riguarda l’opposizione al regime sono state le elezioni che si sono tenute nell’agosto 2020. Durante la campagna elettorale, per la prima volta dopo diversi anni, si respirava un certo entusiasmo in quanto le opposizioni si erano organizzate in maniera unitaria. La leader di questa coalizione fu Svjatlána Cichanóŭskaja. Cichanóŭskaja è la moglie del blogger bielorusso Cichanoŭski, che per anni ha lottato per i diritti politici in Bielorussia ma che due giorni dopo essersi candidato alle elezioni nel 2020 è stato arrestato dalle unità antiterrorismo del Paese con l’accusa di aver organizzato proteste per sovvertire il potere del governo. In risposta a questo, sua moglie ha deciso di correre alle elezioni, riunendo il consenso di molte forze politiche che per anni si sono opposte al regime di Lukashenko. Ma il risultato delle elezioni 2020 è stato schiacciante, con Lukashenko riconfermato con l’80% delle preferenze. Come accade ormai da anni, le organizzazioni non governative che si battono per la lotta ai diritti politici e civili non hanno riconosciuto il risultato delle elezioni, come hanno fatto i paesi che fanno parte dell’Unione Europea e gli Stati Uniti. Dopo le elezioni, Tikhanovskaya è dovuta fuggita in Lituania per evitare l’arresto da parte del regime bielorusso, ottenendo grazie all’appoggio lituano e poi polacco una residenza a Varsavia per lei e altri membri dell’opposizione bielorussa. Lunedì 27 marzo 2023 un tribunale di Minsk ha condannato in contumacia Tikhanovskaya ad una pena di 15 anni con l’accusa di cospirazione.

Lottare per i diritti politici al giorno d’oggi ha un significato molto diverso rispetto a quello che aveva qualche decennio fa in quanto, in larga parte, è cambiato il modo in cui socializziamo e sono anche cambiati gli strumenti tramite cui questo avviene. un esempio molto concreto di questo, è dato dal fatto che durante le proteste che si sono tenute nell’agosto 2020 dopo le elezioni vinte nuovamente da Lukashenko, per evitare che i protestanti potessero organizzarsi è stato tolto l’accesso alla rete internet. Questo, unito alle violente repressioni e alle successive incarcerazioni di molti oppositori politici, denota la volontà non solo di mantenimento e rafforzamento del potere nelle mani di una sola persona, in questo caso Lukashenko, ma anche, l’enorme paura che questo regime pluridecennale ha nei confronti della popolazione, che, come si vede da anni è sempre meno disposta ad accettare le norme liberticide che vengono calate dall’alto e pretende che la sua voce venga ascoltata.

Il ruolo svolto da Tikhanovskaya e da Bialiatski è fondamentale per rendere la Bielorussia un paese democratico. Molti potrebbero pensare che quanto successo dopo le elezioni del 2020 sia stato un enorme fallimento ma probabilmente è il contrario: il processo di democratizzazione dei paesi che sono vittime di regimi autoritari, hanno come base e come spinta la volontà del popolo di essere libero e di poter scegliere del proprio futuro.
L’attivismo per i diritti politici, nel bene e nel male prevede la possibilità, e a volte questa possibilità diventa una volontà, di subire conseguenze come quelle che gli oppositori a Lukashenko quotidianamente subiscono nel momento in cui si scagliano contro il regime.
Lo spirito che muove le persone a mobilitarsi contro i regimi sta nella consapevolezza che, non solo uniti si ha più poteri ma anche che, i simboli che possono nascere nel momento in cui ci si unisce con per uno scopo condiviso, sono di vitale importanza non solo nel momento in cui si lotta per la libertà ma anche in futuro, quando la libertà sarà stata conquistata e ci sarà bisogno di continuare a lottare per preservare quanto è stato ottenuto

A cura di: Orizzonti Politici

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