Quando si parla di ambientalismo e attivismo giovanile, le immagini che vengono subito in mente sono Greta Thumberg e i Fridays For Future, il movimento internazionale che dal 2018 cerca di tenere alta l’attenzione sui temi legati al cambiamento climatico e mettere pressione sulle istituzioni nazionali e internazionali perché prendano i provvedimenti che servono ora per prevenire la catastrofe ambientale. Molti di noi hanno partecipato almeno una volta alle marce che tutti i venerdì coinvolgevano (e ancora coinvolgono) migliaia di persone, specialmente i giovani che combattono innanzitutto per il proprio futuro. Ma cosa significa davvero essere uno di questi leader del movimento ambientalista? Cosa vuol dire essere in prima fila nella lotta per il futuro del pianeta e dell’umanità fra ideali da proteggere e la realtà della politica? E quali effetti ha tutto ciò su persone brillanti e appassionate ma pur sempre giovani?
Abbiamo chiesto tutto questo a Theresia Crone, che a 20 anni è una dei leader dei Fridays For Future in Germania e che ha voluto condividere con noi la sua esperienza, le sfide che ha incontrato e il fulcro di ciò che per lei significa fare attivismo climatico.
L’attivismo di Theresia Crone
Theresia, classe 2002, è attivista dei Fridays for Future dal febbraio 2019, quando parlando al pubblico durante la sua prima manifestazione nella sua città, Schwerin (capitale del Mecklenburg-Vorpommern, uno dei sedici stati federati della Germania), viene notata e poi contattata dalle autorità statali. La prima ministra Manuela Schwesig, infatti, propone a lei e altri giovani attivisti di fondare un Consiglio dei Giovani per il Clima e la Sostenibilità, del quale Theresia viene poi designata come presidentessa alla giovane età di 17 anni.
Da lì inizia la sua avventura a contatto con la politica, che da subito si dimostra molto ardua. Nonostante i vari ministri sembrino volenterosi, ogni volta che in Consiglio cerca di proporre qualcosa di sostanziale le comunicazioni si interrompono e il processo si rallenta indefinitamente. Il tutto contornato però da molte conferenze stampa, foto e pubbliche dichiarazioni di sostegno e cooperazione, che Theresia pian piano identifica come il vero obiettivo del governo: ottenere della buona pubblicità mostrandosi vicini ai giovani e ai temi a loro cari.
Poi, nel gennaio 2021, la grande rottura. Senza consultare né informare i giovani attivisti del Consiglio, il governo annuncia la creazione di una Fondazione per la Protezione Climatica e Ambientale il cui scopo almeno in teoria è finanziare progetti ambientali, ma che in realtà si focalizza sul costruire il gasdotto Nord Stream 2 ricevendo fondi da North Sea. Theresia, furiosa per non essere stata informata e in generale per la mossa del governo, che ha creato una “fondazione climatica” che prende soldi da una compagnia russa di combustibili fossili per aggirare le sanzioni statunitensi e costruire il gasdotto, decide di protestare e crea una piccola manifestazione di fronte al palazzo del governo. La protesta ha una grande risonanza mediatica a livello nazionale e persino internazionale, ma nessun partito locale si pone in aperto contrasto con l’azione del governo. È lì che Theresia decide di smettere di lavorare con le istituzioni direttamente, perché non può più sopportare il modo in cui il governo opera e tratta i giovani e le loro idee, ignorandoli o peggio usandoli.
Dopo le dimissioni, Theresia si rende conto che, pur avendo ottenuto molto risalto a livello nazionale, è anche stato un periodo estremamente stressante per la sua salute mentale – a questo punto non ha ancora 20 anni – quindi decide di ridurre il suo attivismo a livello locale e di concentrarsi su un attivismo meno istituzionalizzato e di più ampio respiro, concentrandosi da allora sull’organizzazione di manifestazioni e proteste di massa a Berlino.
Theresia oltre l’attivismo
Ma Theresia non è solo un’attivista dei Fridays for Future. È autrice per il Neuen Osnabrücker Zeitung NOZ, nel 2022 ha lanciato una campagna per combattere l’endometriosi e studia diritto franco-tedesco a Colonia e Parigi, dove risiede attualmente. Certamente da lì è più difficile organizzare e coordinare proteste in Germania, ma in realtà l’attivista è contenta di potersi dedicare a progetti più a lungo termine come lo studio del diritto ambientale ma anche la scrittura di un libro per le scuole sull’attivismo e la giustizia climatici. Il manuale, commissionatole dalla Westermann Verlag, si concentrerà sul dare agli studenti tutti gli strumenti necessari per attuare un cambiamento nella propria comunità ed è un progetto che sta molto a cuore a Theresia, che a suo dire sta scrivendo il libro che avrebbe voluto avere all’inizio della sua attività: un libro pieno di risposte oneste ma ottimistiche alle frustranti domande e incongruenze che spesso i giovani sentono quando vengono istruiti sull’argomento, e che l’hanno spinta in prima battuta ad attivarsi per dare il suo contributo.
Infatti, per lei i due principali capisaldi di un’efficace campagna di sensibilizzazione e di attivazione per il clima sono la comunicazione, dal momento che le persone agiscono quando sono informate su ciò che sta succedendo e ciò che ci aspetta se non agiamo, ma anche la speranza, perché l’azione individuale e collettiva si realizza solo quando si trova l’equilibrio fra menefreghismo e disfattismo dove le persone sono consapevoli dei reali rischi e dello stato di emergenza ma hanno la speranza di poter ancora fare qualcosa per cambiare rotta.
Obiettivi, rischi, e raccomandazioni
Theresia ci tiene poi a sottolineare che essere attivisti non è affatto facile e che per riuscire ad avere un impatto bisogna essere consapevoli che non sarà tutto rose e fiori. Mentre l’efficacia dell’azione collettiva si scontra con l’influenza dei grandi gruppi di interesse e l’influenza enorme che questi possono esercitare sulla politica e sul discorso pubblico, a livello individuale non mancano le minacce e le critiche, che arrivano dall’esterno ma anche dall’interno, dato che il movimento per il clima non è monolitico e le lotte interne per differenze di opinione come per il potere possono essere feroci.
Ma questo non dovrebbe dissuadere i giovani ad attivarsi, perché ognuno di noi può essere il cambiamento. Le grandi proteste di massa a cui lei ha partecipato hanno creato abbastanza pressione sulle istituzioni da modificare in meglio le leggi per la protezione ambientale tedesche, e i movimenti di massa sono in generale una parte essenziale di una società democratica, specialmente in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo. Ma anche nel piccolo si può fare la differenza, e Theresia consiglia a chi voglia seguire le sue orme di essere innanzitutto curiosi e cercare di trovare la propria strada per entrare in contatto con questo mondo, informandosi sull’argomento facendo qualcosa che ci piace, perché solo così può nascere una passione genuina per l’argomento. Il secondo step è guardarsi intorno, vedere cosa c’è di sbagliato nelle proprie vicinanze e cosa si può fare per essere parte di un cambiamento in quel particolare contesto, perché non c’è sempre bisogno di creare movimenti di massa o protestare per avere un impatto. Infine, cercare le strutture, le organizzazioni, le istituzioni a cui su può avere facilmente accesso, scegliere un gruppo e semplicemente buttarsi e provare, ricordandosi sempre che “non serve essere tutti la persona col megafono” e che bisogna capire i propri punti di forza e quello che solo noi possiamo portare al movimento, perché anche chi è meno sotto i riflettori fa un lavoro essenziale.
Per concludere, il messaggio finale dell’attivista a tutti i giovani è di chiedersi sempre qual è veramente l’alternativa all’attivismo, perché sappiamo che il mondo cambierà e peggiorerà sempre più man mano che andiamo avanti senza fare nulla, quindi le uniche due strade sono abbandonare ogni speranza oppure cercare di fare qualcosa al riguardo, di agire per cambiare le cose in meglio e ispirare altre persone a fare lo stesso, e “non so voi, ma io preferisco di gran lunga la seconda”.
A cura di: Orizzonti Politici
